Il 3 gennaio del 1954

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L’inizio delle trasmissioni regolari della televisione, il 3 gennaio 1954, cambia per sempre la storia di questo paese. Salutata come una benedizione o la più grande delle maledizioni, la tv si è inventata un universo culturale con il quale ancora oggi facciamo i conti. Ecco come la saluta la «Stampa sera», che sta dalla parte degli integrati e non certo degli apocalittici anche per la filiazione squisitamente piemontese della RAI.

«Dalle antenne di tre città il via alla televisione: la televisione italiana ha fatto ieri il suo ingresso ufficiale nella vita del Paese con una triplice cerimonia a Milano, Torino e Roma. Fra le tre città che l’hanno tenuta a battesimo figura a buon diritto Torino poiché è proprio all’ombra della Mole che la televisione è nata in Italia. Dire all’ombra della Mole, non è, una volta tanto, una pura figura retorica poiché le prime trasmissioni sperimentali vennero effettuate dall’auditorio “C” di Radio Torino, in via Montebello, nel settembre del 1949.

Un anno dopo veniva installato lo studio, tuttora esistente, in appositi locali costruiti sull’area del distrutto Teatro di Torino.

Poi cominciò Milano e, più di recente, Roma. Da allora sono passati quasi quattro anni e la televisione, fattasi adulta, ha chiuso la fase preparatoria per iniziare un regolare servizio. Di questo mezzo di comunicazione o, se vogliamo, di espressione, il lato che più colpisce lo spettatore comune è l’immediatezza. Sorprende cioè la constatazione che mentre noi siamo seduti comodamente in poltrona davanti a un televisore, a centinaia di chilometri di distanza, in quello stesso istante, si svolga l’avvenimento che ci viene messo sotto gli occhi. È questa, crediamo, anche l’impressione che devono avere riportato le autorità e gli invitati convenuti ieri al centro trasmittente di Torino, sulla collina dell’Eremo, per la cerimonia inaugurale. Poiché, prima e dopo l’avvenimento del quale essi stessi sono stati, diciamo cosi, gli attori, hanno potuto assistere alle analoghe cerimonie che si svolgevano a Milano e a Roma.003

Il via è stato dato dalla capitale lombarda, dal centro trasmittente installato ai piedi della Torre del Parco, dove alle 11 si erano date appuntamento le massime autorità milanesi. Per tutti ha parlato, dopo la benedizione agli impianti, il sindaco avv. Ferrari. Dopo pochi istanti è stata la volta di Torino. E il sindaco di Milano, nello stesso tempo, ha potuto vedere e ascoltare il suo collega torinese avv. Peyron mentre pronunciava il discorso inaugurale dopo che il cardinale arcivescovo aveva benedetto gli impianti. La cerimonia torinese rivestiva poi particolare solennità per la presenza del ministro delle Poste e Telecomunicazioni il quale ha preso la parola per mettere in rilievo l’importanza dell’avvenimento. Da Torino, si è infine passati a Roma e sono balzate sullo schermo televisivo, una dopo l’altra, le immagini del cardinale vicario Micara, che ha voluto ricordare la recente esortazione del Pontefice all’episcopato, del presidente della RAI, dott. Ridomi e del sindaco dell’Urbe Rebecchini. Una domanda sorge spontanea: quante persone hanno potuto seguire l’avvenimento con i televisori? Possiamo dire, all’incirca, centomila moltiplicando cioè per una media di tre persone il numero degli apparecchi attualmente esistenti in Italia: 30-35 mila (tremila in Piemonte). La risposta può provocare una seconda domanda e cioè in quali regioni è stato possibile ricevere le trasmissioni. Si calcola sui venti milioni il numero dei potenziali spettatori, distribuiti in quasi tutta l’Italia settentrionale, tranne qualche zona delle tre Venezie e comprendendo invece la fascia costiera detta Liguria e parte dell’Emilia, e in molte località dell’Emilia, della Toscana, dell’Umbria, delle Marche e del Lazio. I centri trasmittenti, che diffondono i programmi degli studi di Milano, Torino e Roma alternantisi su una unica rete, sorgono in località elevate con il compito di fare da < ponte> (i cavi coassiali verranno in seguito) tra una regione e l’altra. Attualmente questi centri sono sette: cioè i tre di Torino-Eremo, di Milano, e di Roma-Monte Mario e quelli di Monte Penice, a quota 1320 sulle pendici settentrionali dell’Appennino, di Portofino, sulla vetta del promontorio a 420 m., di Monte Serra, a 220 m. fra Pisa e Lucca, di Monte Peglia, nei pressi di Orvieto a quota 850. Entro gennaio sarà in grado di funzionare anche il trasmettitore di Firenze e, non molto dopo, quello di Monte Venda sui Colli Euganei. Abbiamo prima parlato di 30-35 mila televisori. Certo assai pochi di fronte ai venti milioni di apparecchi in funzione negli Stati Uniti, dove però la televisione risale al 1936 e dove si sta già risolvendo il problema del colore e della terza dimensione. E ancora pochi rispetto ai due milioni di apparecchi di cui dispongono i telespettatori inglesi. Ma in Francia non sono più di cinquantamila e in Germania siamo ancora nella fase sperimentale. (A titolo di curiosità aggiungiamo che in Russia, dove nel 1938 si sono sperimentate le prime emittenti, gli apparecchi si calcolano sui duecentomila circa). Per il momento non è possibile fare previsioni, se non molto caute, sull’aumento dei televisori nella nostra penisola. Si pensa tuttavia che con l’inizio delle trasmissioni regolari si possa arrivare, in poco più di un anno, a circa mezzo milione di apparecchi. Da ieri quindi abbiamo 32 ore di programmazione fissa settimanale più le ore per le riprese dirette di avvenimenti di attualità.

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Le trasmissioni hanno luogo tutti i giorni dalle 17.30 e tutte le sere dalle 20.45 e, la domenica, anche al mattino e nel primo pomeriggio. Il canone di abbonamento, come è noto, è stato fissato in 15 mila lire annuali compreso l’abbonamento alle radio-audizioni. Può apparire a prima vista singolare che, pur essendo per ora alquanto ristretto il numero di coloro che effettivamente assistono alle teletrasmissioni, la televisione possa essere considerata l’avvenimento del giorno. Ma tutti ne parlano, tutti la discutono e molti – come avviene spesso in Italia – addirittura già la criticano. Sono questi sintomi di un interesse che dimostra come gli italiani si siano resi rapidamente conto dell’importanza di questo nuovo mezzo destinato a provocare, non v’è dubbio, una specie di rivoluzione in tanti campi da quello economico a quello familiare, da quello artistico a quello dell’informazione vera e propria. Con il 3 gennaio 1954 questa piccola o grande rivoluzione è cominciata [Stampa Sera]»

 

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