Fenomenologia di Fiamma Nirestein

«L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose». Insomma, gli si chiede di diventare un uomo che non distingue fra discorsi sulla storia e discorsi sull’attualità, fra memoria e opinioni, fra reale e razionale. «La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La TV presenta come ideale l’uomo assolutamente medio». E pure la donna.

Il caso più vistoso di riduzione dell’opinionista a signora dei Parioli lo abbiamo in Italia nella figura di Fiamma Nirestein e nella storia della sua fortuna. Opinion leader, autorevole esponente di boards internazionali, riconsciuta da capi di Stato e organi di stampa come esponente di qualcosa questa donna «deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente)». Per capire questo straordinario potere di Fiamma Nirestein ccorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria Fenomenologia di FN, dove, si intende, con questo nome è indicato non la donna, ma il personaggio.

FN è una bella donna, rappresenta, biologicamente parlando, la sintesi perfetta fra la signora bene di destra e quella di sinistra. E’ l’essenza, in questo della sua generazione: post-femminista «La sua carriera, dopo aver fondato il mensile femminista “Rosa”, comincia nel ‘76 a “Paese Sera” di Arrigo Benedetti; erano gli anni del Movimento Studentesco e delle Brigate Rosse, e nel ‘77 Aniello Coppola spostò a Roma Nirenstein per seguire questi argomenti».

FN non si vergogna di essere arrogante e non prova il bisogno di ascoltare gli altri. «Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatta, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale».

Non la sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura.

Milita nella destra da trent’anni, eppure piace a sinistra. Perché? Perché fa parte della generazione, del salotto, del parrucchiere, del branco di donne e uomini che come lei, hanno attraversato indenni gli anni settanta riportandone qualche foto in bianco e nero e i pantaloni a zampa.

Borghese dei Parioli, chiama “dolcezza” una giornalista musulmana.E questo, più del suo essere di destra, asservita a una visione della politica internazionale mai sfiorata da dubbi, è il tratto più insopportabile del suo personaggio. Nella sua esenza vi è la sua (auto) legittimazione, ma la sua essenza non l’essere ebrea, bensì l’essere signora: quando si rivolge a un interlocutore di cui non condivide il punto di vista sembra sempre che stia parlando alla colf filippina che non ha capito come lavare la pashmina, per questo piace anche ad alcune donne che si pensano di sinistra: perché anche loro hanno lo stesso problema.

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