Immagini di piombo.

Come sono stati rappresentati il terrorismo, la lotta armata e la violenza politica al cinema? Come i cineasti hanno trasformato memorie divise in narrazioni visive? Quanti sono i film che si possono analizzare per rispondere a tali quesiti? A partire da queste domande si è svolto, all’interno del Saturno Film Festival, nel novembre del 2009 nella cittadina ciociara di Alatri il convengo Cinema, storia e terrorismi in Europa, i cui interventi costituiscono il nucleo centrale di questo volume. Quello che pubblichiamo però non sono gli atti di quell’incontro, quanto un libro che prende le mosse dalle discussioni scaturite in quella sede a cui si sono aggiunti poi una serie di contributi che ci sembravano adatti per sviluppare altri discorsi, colmare lacune, discutere meglio determinate vicende.
La bibliografia su cinema e terrorismo è ancora relativamente povera in Italia. Una delle ragioni di questa carenza di studi è il pregiudizio su una presunta scarsità di film e documentari che riguardano gli anni di piombo, alimentato da più parti e in diversi periodi. E se è vero certamente che questo corpus di film non rappresenta ancora un volume considerevole se paragonato ad altri periodi storici italiani, ci sono comunque molti film e prodotti audiovisivi su cui si può – ed in un certo senso si deve – lavorare. In questo senso una spinta fondamentale è arrivata negli ultimi anni da alcune nuove opere, in particolare quelle di Christian Uva e Alan O’Leary, rispettivamenteSchermi di piombo (Rubettino 2007) e Tragedia all’italiana (Angelica, 2007, uscito nel 2011 anche in versione inglese, aggiornato e ampliato). A loro va anche il merito di aver ampliato il corpus di film da analizzare su terrorismo e lotta armata ragionando sulle opere coeve, in particolar modo i film di genere. Una bibliografia ancora scarna, ma indubbiamente in crescita, dato che il tema riceve a livello accademico e non un sempre maggiore interesse, alimentato proprio in corrispondenza del convegno del 2009 dall’uscita del film La Prima Linea (regia di Renato De Maria, 2009) con il suo ampio strascico di polemiche, e più recentemente da un film come Romanzo di una strage (regia di Marco Tullio Giordana, 2012). Interventi di studiosi di varie scuole, generazioni e nazionalità sono dunque il cuore di questa raccolta di ricerche.
In apertura abbiamo scelto di posizionare due saggi che in qualche modo cercano di inquadrare il problema: Pierre Sorlin traccia una breve storia del rapporto tra cinema e terrorismi di vario genere, includendo anche titoli atipici e che propongono un altro tipo di sguardo rispetto agli studi classici sull’argomento; Roberto Silvestri invece propone una visione internazionalista mettendo in relazione documentari di diversi paesi con la vittoria di Barack Obama, la stagione dei Weathermen, il passato traumatico della Germania.
Dopo questa apertura, dal taglio metodologico, ci addentriamo nella difficile relazione del cinema italiano col terrorismo, senza pretesa di fornire un’interpretazione completa ma cercando di approfondire alcuni aspetti. Così Paolo Varvaro si focalizza sul rapporto fra il cinema e il caso Moro, prendendo in esame non solo i film sul rapimento e l’uccisione del segretario della Democrazia Cristiana ma anche quelli che in qualche modo possono servire a inquadrare storicamente la questione. Alan O’Leary si concentra invece su un solo film, Colpire al cuore, indubbiamente uno dei più significativi e riusciti sull’argomento, per questo ci sembrava valesse la pena affrontarlo singolarmente. L’analisi di Vito Zagarrio è invece incentrata sul cinema d’autore e l’amara conclusione è che gli autori italiani abbiano sempre indossato “un filtro, un obiettivo mediatore” per leggere la stagione in questione. Gino Nocera affronta la più recente produzione filmica sugli anni di piombo, cercando di smontare alcuni luoghi comuni su questi film – ad esempio la rappresentazione dei terroristi come elementi border line. La relazione tra stragismo e cinema è un argomento che poche volte trova spazio, anche in ambito accademico: il saggio di Cinzia Venturoli aiuta in questo senso a riordinare le idee e i pochi film che trattino direttamente di stragi in Italia, indagando anche appunto perché c’è una tale scarsità. C’è del resto un sommerso di film non fatti (sceneggiature, soggetti, progetti mai realizzati) che vale la pena analizzare: Luca Peretti ha cominciato prendendo in esame un piccolo nucleo di potenziali film mai portati a termine.
Allargando lo sguardo fuori dall’Italia abbiamo naturalmente pensato alla Germania, che in un certo senso ebbe un percorso molto simile rispetto al nostro paese. Due gli interventi dedicati direttamente al cinema e al terrorismo tedesco: quello di Guido Vitiello, un’introduzione precisa e completa al tema, tra documentari, film passati e recenti, e quello di Christian Uva, dove vengono poste in risalto proprio le somiglianze che si diceva tra Germania e Italia, il tutto sotto la lente dell’autorialità. Impossibile non pensare anche a un’analisi a volo d’uccello di com’è stato rappresentato l’Irish Republican Army (IRA), sia nel cinema irlandese sia soprattutto in quello americano, analisi che abbiamo affidato a Susanna Pellis. María Pilar Rodríguez e Rob Stone compiono una simile analisi, questa volta dell’ETA basca, partendo anche qui da questioni di genere. Con il saggio di Maria Carla Zizolfi siamo nel campo del recente terrorismo religioso, ed è l’unico contributo in questo senso in tutto il volume: ci sembrava comunque importante segnalare l’esistenza di altri tipi di terrorismi, più moderni e per i quali servono in parte diversi strumenti di studio.
Nell’ultima parte, “I ferri del mestiere”, abbiamo pensato di far parlare direttamente alcuni protagonisti. Con Gianfranco Pannone abbiamo discusso del suo Il sol dell’avvenire per toccare poi una serie di tematiche che in generale raccontano della complessa relazione tra anni di piombo e industria culturale italiana. Col contributo di Maricla Tagliaferri e Paolo Fantini recuperiamo un radicale cortometraggio d’epoca, Tutti insieme eversivamente, che si è visto pochissimo ma che invece varrebbe la pena di riproporre in festival e rassegne.

 

http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=31130

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